Pagina:Eneide (Caro).djvu/292

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[145-169] libro v 251

Questi intricati e spaventosi detti145
Dal più reposto loco alto mugghiando
La Lumèa profetessa, empiea lo speco
D’orribil tuoni: e come il suo furore
Era da Febo raffrenato o spinto,
O dal suo raggio avea barbaglio o lume,150
Così miste le tenebre col vero
Sciogliea la lingua e disgombrava il petto.
Poichè la furia e la rabbiosa bocca
Quetossi, Enea ricominciando, disse:
Vergine, a me nulla si mostra omai155
Faccia nè di fatica nè d’affanno,
Che mi sia nuova, o non pensata in prima.
Tutto ho previsto, tutto ho presentito,
Che da te m’è predetto; e tutto io sono
A soffrir preparato. Or sol ti chieggio160
(Poscia che qui si dice esser l’intrata
De’ regni inferni, e d’Acheronte il lago)
Che per te quinci nel cospetto io venga
Del mio diletto padre; e tu la porta,
Tu ’l sentier me ne mostra, e tu mi guida.165
Io lui dal fuoco e da mill’armi infeste
Tratto ho di mezzo a le nimiche schiere
Su queste spalle; ed ei scorta e compagno
Del mio viaggio e del mio esiglio, meco

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