Pagina:Eneide (Caro).djvu/295

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254 l'eneide [220-244]

Nè con man, nè con ferro, nè con altra220
Umana forza mai fia che si schianti,
O che si tronchi. Oltre di ciò, nel lito
(Mentre qui badi e la risposta attendi)
Giace, lasso! d’un tuo, che tu non sai,
Disanimato e non sepolto un corpo,225
Che tutti rende i tuoi legni funesti.
A questo procurar seggio e sepolcro
Pria converratti. Or per sua purga in prima
Negre pecore adduci; e ’n cotal guisa
Vedrai gli elisi campi, e i stigi regni,230
Cui vedere a’ mortali anzi a la morte
Non è concesso. E qui la bocca chiuse.
     Enea gli occhi abbassando, afflitto e mesto
De l’antro uscío, tra se stesso volgendo
L’oscure profezie. Giva con lui235
Il fido Acate, e con lui parimente
Traea pensieri e passi. Erano entrambi
Ragionando in pensar di qual amico,
Di qual corpo insepolto ella parlasse,
Che coprir si dovesse: allor che giunti240
Nel secco lito in su l’arena steso
Vider Miseno indegnamente estinto;
Miseno il figlio d’Eolo, ch’araldo
Era supremo, e col suo fiato solo

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