Pagina:Eneide (Caro).djvu/301

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260 l'eneide [370-394]

Che de le Furie è madre, ed a la Terra370
Ch’è sua sorella, con la propria spada
Di negro vello un’agna, ed una vacca
Sterile a te, Proserpina, percosse.
Poscia a l’imperador de’ regni inferni
Notturni altari ergendo, i tauri interi375
Sopra a le fiamme impose, e di pingue olio
Le bollenti lor viscere consperse.
     Ed ecco a l’apparir del primo sole
Mugghiò la terra, si crollaro i monti,
Si sgominâr le selve, urlâr le Furie380
Al venir de la Dea. Via, via profani, -
Gridò la profetessa, - itene lunge
Dal bosco tutto; e tu meco te n’entra,
E la tua spada impugna. Or d’uopo, Enea,
Fa d’animo e di cor costante e fermo.385
Ciò disse: e da furor spinta, con lui,
Ch’adeguava i suoi passi arditamente,
Si mise dentro a le secrete cose.
     O dii, che sopra l’alme imperio avete
O tacit’ombre, o Flegetonte, o Cao,390
O ne la notte e nel silenzio eterno
Luoghi sepolti e bui, con pace vostra
Siami di rivelar lecito a’ vivi
Quel ch’ho de’ morti udito. Ivan per entro

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