Pagina:Eneide (Caro).djvu/317

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
276 l'eneide [770-794]

Sopra le nostre mura, e ’l ventre pieno770
D’armate schiere ne votò fin dentro
A l’alta ròcca. Allor ella di Bacco
Fingendo il coro, e con le frigie donne
Scorrendo in tresca, una gran face in mano
Si prese, e diè con essa il cenno a’ Greci.775
Io dentro alla mia camera (infelice!)
Mi ritrovai sol quella notte; e stanco
Di tante che n’avea con tanti affanni
Vegghiate avanti, un tal prendea riposo
Che a morte più che a sonno era simìle.780
Fece la buona moglie ogn’arme intanto
Sgombrar di casa, e la mia fida spada
Mi sottrasse dal capo. Indi la porta
Aperse, e Menelao dentro v’accolse,
Così sperando un prezïoso dono785
Fare al marito, e de’ suoi falli antichi
Riportar venia. Che più dico? Basta
Ch’entrâr là ’v’io dormia; e con essi era
Per consultore Ulisse. O dii, se giusto
È ’l priego mio, ricompensate voi790
Di quest’opere i Greci. E tu, che vivo
Sei qui, dimmi a rincontro, il caso o ’l fato
O l’errore o ’l precetto degli Dei,
O qual altra fortuna t’ha condotto,

[515-533]