Pagina:Eneide (Caro).djvu/329

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288 l'eneide [1070-1094]

1070De l’altra vita; e questi io desiava
Che tu vedessi, e che da me n’udissi
I nomi e i gesti, onde contezza appieno
Del nostro sangue, e piena gioia avessi
Dell’acquisto d’Italia. O padre, adunque,
1075Soggiunse Enea, creder si dee che l’alme,
Che son qui scarche e libere e felici,
Cerchin di nuovo a la terrena salma,
Di nuovo a la prigion tornar de’ corpi?
E qual, misere loro! empio desire
1080Del lume di lassù tanto le invoglia?
     Figlio, rispose Anchise, acciò sospeso
Più non vacilli in questo dubbio, ascolta.
E ’n tal guisa per ordine gli narra:
     Primieramente il ciel, la terra e ’l mare,
1085L’aër, la luna, il sol, quanto è nascosto,
Quanto appare e quant’è, muove, nudrisce
E regge un, che v’è dentro, o spirto o mente
O anima che sia de l’universo;
Che sparsa per lo tutto e per le parti
1090Di sì gran mole, di sè l’empie, e seco
Si volge, si rimescola e s’unisce.
Quinci l’uman legnaggio, i bruti, i pesci,
E ciò che vola, e ciò che serpe, han vita,
E dal foco e dal ciel vigore e seme

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