Pagina:Eneide (Caro).djvu/331

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290 l'eneide [1120-1144]

1120Sì ch’a nitida fiamma, a semplice aura,
A puro eterio senso ne riduca.
Quest’alme tutte, poichè di mill’anni
Han vòlto il giro, alfin son qui chiamate
Di Lete al fiume, e ’n quella riva fanno,
1125Qual tu vedi colà, turba e concorso.
Dio le vi chiama, acciò ch’ivi deposto
Ogni ricordo, men de’ corpi schive,
E più vaghe di vita, un’altra volta
Tornin di sopra a riveder le stelle.
     1130Ciò detto, Anchise a quelle genti in mezzo
Condusse il figlio, e la sibilla insieme;
E prese un colle, ove le schiere tutte,
Sì come ne venian di mano in mano,
Avea d’incontro, e le scorgea nel volto.
     1135Or qui ti mostrerò, soggiunse Anchise,
Quanta sarà ne’ secoli futuri
La gloria nostra; quanti e quai nepoti
De la Dardania prole a nascer hanno;
E quante del mio sangue anime illustri
1140Sorgeranno in Italia. Indi a te conte
Le tue fortune e i tuoi fati saranno.
Vedi colà quel giovinetto ardito
Che su quell’asta pura il braccio appoggia?
Quegli a la luce è destinato in prima,

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