Pagina:Eneide (Caro).djvu/332

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[1145-1169] libro vi. 291

1145Primo che di Lavinia in Lazio avrai
Figlio postumo a te già d’anni grave,
Ch’alfin da lei fuor de le selve addutto,
Re sarà d’Alba, e degli albani regi
Autore e padre: e Silvi dal suo nome
1150Fian tutti i nostri, che da lui discesi
Ivi poscia gran tempo imperio avranno.
     Proca è quei dopo lui, gloria e splendore
De la stirpe troiana: e quegli è Capi,
E quegli è Numitore: e l’altro appresso
1155È Silvio Enea, che ’l tuo nome rinnova;
E se fia mai che ’l suo regno ricovri,
Non sarà men di te pietoso e forte.
Mira che gioventù, mira che forze
Mostran, solo a vederli. Appo costoro
1160Quei che son là di quercia inghirlandati
Di Gabii, di Nomento e di Fidene
Parte propagheranti il picciol regno,
Parte su’ monti il tempio ti porranno
D’Inuo, e la terra che da lui dirassi,
1165E Collazia e Pomezia e Bola e Cora;
Chè questi nomi allor quei luoghi avranno
Ch’or ne son senza. In compagnia de l’avo
Romolo se ne vien, di Marte il figlio,
Di Roma il padre. Al mondo Ilia darallo

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