Pagina:Eneide (Caro).djvu/340

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[1345-1362] libro vi. 299

1345Gli mostrò, l’invaghì, tutto d’amore
De la futura gloria il cor gli accese.
Indi le guerre e le fortune sue
D’Italia, di Laurento, e di Latino
La figlia, il regno, i popoli e lo stato
1350Tutto gli rivelò. D’ogni suo affanno
(Come a fuggir, come a soffrir l’avesse)
Gli diè lume e compenso. Escono i Sogni
D’inferno per due porte; una è di corno,
L’altra è d’avorio. Manda il corno i veri,
1355L’avorio i falsi; e per l’eburna Anchise
Diede (quando lor diè commiato alfine)
A la sibilla ed al suo figlio uscita.
     Enea verso le navi a’ suoi compagni
Fece ritorno. Indi sciogliendo dritto
1360Lungo la riva il suo corso riprese;
E giunto ov’oggi è di Caieta il porto,
L’afferrò, gittò l’ancore, e fermossi.

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