Pagina:Eneide (Caro).djvu/420

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[720-744] libro viii. 379

720Stanze del padre Enea si ricondusse.
Enea da l’altra parte assai per tempo
S’era levato: e solo in compagnia
L’un seco avea Pallante, e l’altro Acate.
Poscia che rincontrati e ’nsieme accolti
725Si salutaro, alfin, tra loro assisi,
A ragionar si diero. E prima Evandro
Così parlò: Signor, cui vivo, in vita
Dir si può che sia Troia, e che del tutto
Non sia caduta e vinta; in questa guerra
730Quel che poss’io per tuo sossidio è poco
A tanto affare. Il mio paese è chiuso
Quinci dal tosco fiume, e quindi ha l’armi
Che gli suonan de’ Rutuli d’intorno
Fin sulle porte. Avviso e pensier mio
735È per confederati e per compagni
Darti una gente numerosa e grande
Con molti regni. In tal qui tempo a punto
Sei capitato, e tal felice incontro
Ti porge amica e non pensata sorte.
     740È non lunge di qui, su questi monti
D’Etruria, una famosa e nobil terra
Ch’è sopra un sasso anticamente estrutta.
Agillina si dice, ove lor seggio
Posero (è già gran tempo) i bellicosi

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