Pagina:Eneide (Caro).djvu/430

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[970-994] libro viii. 389

970Si ferma, e l’incredibile artificio
Ond’era intesto, e l’argomento esplora.
     In questo di commesso e di rilievo
Avea fatto de’ fochi il gran maestro
(Come de’ vaticini e del futuro
975Presago anch’egli) con mirabil arte
Le battaglie, i trionfi e i fatti egregi
D’Italia, de’ Romani e de la stirpe
Che poi scese da lui; dal figlio Ascanio
Incominciando, i discendenti tutti
980E le guerre che fer di mano in mano.
V’avea del Tebro in su la verde riva
Finta la marzïal nudrice lupa
In un antro accosciata, e i due gemelli
Che da le poppe di sì fiera madre
985Lascivetti pendean, senza paura
Seco scherzando. Ed ella umíle e blanda
Stava col collo in giro, or l’uno or l’altro
Con la lingua forbendo e con la coda.
V’era poco lontan Roma novella
990Con una pompa, e con un circo avanti
Pien di tumulto, ov’era un’insolente
Rapina di donzelle, un darsi a l’arme
Infra Romolo e Tazio, e Roma e Curi.
E poscia infra gli stessi regi armati,

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