Pagina:Eneide (Caro).djvu/436

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[1120-1138] libro viii. 395

1120E la candida soglia e le superbe
Sue porte ne fregiava. Iva la pompa
De le genti da lui domate intanto
Varie di gonne, d’idïomi e d’armi.
Qui di Nomadi e d’Afri era una schiera
1125In abito discinta; ivi un drappello
Di Lèlegi, di Cari e di Geloni
Con archi e strali. Infin dai liti estremi
I Mòrini condotti erano al giogo,
E gl’indomiti Dai. Con meno orgoglio
1130Giva l’Eufrate: ambe le corna fiacche
Portava il Reno: disdegnoso il ponte
Nel dorso si scotea l’Armenio Arasse.
     A tal, da tanta madre avuto dono,
E d’un tanto maestro, Enea mirando,
1135Benchè il velame del futuro occulte
Gli tenesse le cose, ardire e speme
Prese e gioia a vederle; e de’ nepoti
La gloria e i fati agli omeri s’impose.

[721-731]