Pagina:Eneide (Caro).djvu/464

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[670-694] libro ix. 423

Le belle membra, e rovesciato il collo,670
Qual reciso dal vomero languisce
Purpureo fiore, o di rugiada pregno
Papavero ch’a terra il capo inchina.
     In mezzo de lo stuol Niso si scaglia
Solo a Volscente, solo contra lui675
Pon la sua mira. I cavalier che intorno
Stavano a sua difesa, or quinci or quindi
Lo tenevano a dietro. Ed ei pur sempre
Addosso a lui la sua fulminea spada
Rotava a cerco. E si fe’ largo in tanto680
Ch’al fin lo giunse; e mentre che gridava,
Cacciògli il ferro ne la strozza, e spinse.
Così non morse, che si vide avanti
Morto il nimico. Indi da cento lance
Trafitto addosso a lui, per cui moriva,685
Gittossi; e sopra lui contento giacque.
Fortunati ambidue! Se i versi miei
Tanto han di forza, nè per morte mai,
Nè per tempo sarà che ’l valor vostro
Glorïoso non sia, finchè la stirpe690
D’Enea possederà del Campidoglio
L’immobil sasso, e finchè impero e lingua
Avrà l’invitta e fortunata Roma.
     I Rutuli con l’armi e con le spoglie

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