Pagina:Eneide (Caro).djvu/485

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444 l'eneide. [1194-1217]

Gli ponea tuttavia nuov’armi in mano:
1195Sì come ancor Giunon nuovo ardimento
Gli dava e nuove forze. Ali tra questi
Mandò per terra, e Fègëa confisse
Con lo suo scudo. Occise in su le mura,
Mentre a’ nemici eran di fuori intenti,
1200Alio ed Alcandro e Pritane e Nomone.
A Líncëo, ch’osò di starli a fronte
E chiamare i compagni, con un colpo,
Che di rovescio con gran forza dielli,
Recise il capo, e l’avventò con l’elmo
1205Lunge dal busto. Dopo questi ancise
Àmico, un cacciator ch’era in campagna
Gran distruttor di fere, e gran maestro
D’armar di tosco le saette e ’l ferro:
E Clizio ancise d’Eölo il buon figlio,
1210E Cretèo de le Muse il caro amico
E ’l diletto compagno, che di versi
E di cetre e di numeri e di corde
Era sol vago, e di cantar mai sempre
O d’armi o di cavalli o di battaglie.
     1215I condottier de’ Teucri udita alfine
De’ suoi la strage, insieme s’adunaro,
Memmo e Seresto. E visti i lor compagni

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