Pagina:Eneide (Caro).djvu/560

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[320-344] libro xi. 519

I miseri Latini ai corpi loro320
Fer cataste infinite. Altri sotterra
Ne seppelliro; altri a le ville intorno,
Ed altri a la città ne trasportaro.
E quei che senza numero confusi
Giacean nel campo, senza onore a mucchi325
Furon combusti: onde i villaggi insieme
E le campagne di funesti incendi
Lucean per tutto. E tre luci e tre notti
Durâr gli afflitti amici e i dolorosi
Parenti a ricercar le tiepid’ossa,330
E ne l’urne riporle e ne’ sepolcri.
     Ma la confusïone e ’l pianto e ’l duolo
Era ne la città per la più parte,
E ne la reggia al re Latino avanti.
Qui le madri, le nuore, le sorelle335
E i miseri pupilli, che de’ padri,
De’ figli, de’ mariti e de’ fratelli
Erano in questa guerra orbi rimasi,
La guerra abbominavano e le nozze
Detestavan di Turno. Ei da se stesso,340
Dicendo, ei che d’Italia al regno aspira,
E le grandezze e i primi onori agogna,
Con l’armi e col suo sangue le s’acquisti,
E non col nostro. In ciò Drance aggravando

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