Pagina:Eneide (Caro).djvu/93

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52 l’eneide. [20-44]

20Benchè lutto e dolor mi rinnovelle,
E sol de la memoria mi sgomente;
Io lo pur conterò. Sbattuti e stanchi
Di guerreggiar tant’anni e risospinti
Ancor da’ fati, i greci condottieri
25A l’insidie si diero; e da Minerva
Divinamente instrutti, un gran cavallo
Di ben contesti e ben confitti abeti
In sembianza d’un monte edificaro.
Poscia finto che ciò fosse per voto
30Del lor ritorno, di tornar sembiante
Fecero tal, che se ne sparse il grido.
Dentro al suo cieco ventre e ne le grotte,
Che molte erano e grandi in sì gran mole,
Rinchiuser di nascosto arme e guerrieri
35A ciò per sorte e per valore eletti.
     Giace di Troia un’isola in cospetto
(Tènedo è detta) assai famosa e ricca,
Mentre ch’Ilio fioriva. Ora un ridotto
È sol di naviganti e di navili,
40Infido seno, e mal sicura spiaggia.
Qui, poichè di Sigèo sciolse e spario,
La greca armata si rattenne, e dietro
Appiattossi al suo lito ermo e deserto.
E noi credemmo che veracemente


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