Pagina:Eneide (Caro).djvu/97

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56 l’eneide [120-144]

     120Or quale o terra, o mare, o loco altrove
Sarà, misero me! che mi raccolga,
O che m’affidi omai? poichè tra’ Greci
Non ho dov’io ricovri, e da’ Troiani
Non deggio altro aspettar che strazio e morte?
125Ne commosse a pietà, n’acquetò l’ira
Sì doglioso rammarco; e con dolcezza
E con promesse il confortammo a dire
Chi, di che loco e di che sangue fosse,
E che portasse, e qual fidanza avesse
130A darnesi prigione. Egli, in tal guisa
Assecurato, al re si volse e disse:
Signor, segua che vuole, in tuo cospetto
Io dirò tutto; e dirò vero. E prima
D’esser greco io non niego; chè fortuna
135Può ben far che Sinon sia gramo e misero,
Ma non già mai che sia bugiardo e vano.
Non so se, ragionandosi, agli orecchi
Ti venne mai di Palamede il nome,
Che nomato e pregiato e glorïoso,
140E da Belo altamente era disceso.
Se ben con falso e scelerato indizio
Di tradigion, per detestar la guerra,
Ei fu da’ Greci indegnamente occiso;
Com’or, che ne son privi, i Greci stessi


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