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la geometria 175

tamento dell’organo senziente all’oggetto)». Quindi sorge il problema della orientazione spaziale cioè della coordinazione dei movimenti alle sensazioni, al quale si ritiene da molti che la questione psicologica possa senz’altro ricondursi.

Convertiti in tal guisa i termini del problema, la teoria della evoluzione viene ad allargare la ricerca dall’uomo all’animale, dall’animale individuo alla specie. E l’empirismo si sposa alla veduta epigenetica di Lamark nella dottrina di Spencer1, che riguarda l’orientazione spaziale come un acquisto derivato dall’uso abituale dei sensi, tramandato poi per eredità, e fissato così attualmente nella specie formata.

All’opposto invece il nativismo trova la sua espressione biologica nelle teorie preformistiche e neopreformistiche, che ricercano sistematicamente la causa della variazione filogenetica nelle condizioni meccaniche, fisiche, biologiche, interne del vivente, lasciando al principio darwiniano della scelta naturale l’ufficio di dirimere il contrasto coll’ambiente esterno.

Ora non intendiamo per parte nostra di esaminare il problema dello spazio sotto questo aspetto2. Basti rilevare che il sostituirsi della dottrina spenceriana al primitivo empirismo, segna già il riconoscimento che «nella orientazione spaziale dell’uomo o dell’animale individuo, vi è qualcosa di innato».

Dalle cose dette innanzi vogliamo appunto ritenere la conclusione «che lo sviluppo della coordinazione dei movimenti alle sensazioni, cioè dell’orientazione spaziale, così negli animali come nell’uomo, è il prodotto di espe-

  1. Cfr. in particolare i suoi «Principes de Psychologie trad par Ribot et Espinas, 1874 (t. II, cap. XIV)».
  2. A parte le vedute biologiche generali, crediamo assai dubbio il fatto che si riscontri un progresso di innata coordinazione dei movimenti alle sensazioni, quando si sale la scala zoologica. Mentre occorre un anno al bambino per camminare e tre mesi all’uomo adulto nato cieco cui sia ridonata la vista per coordinare l’uso ai movimenti, una meravigliosa prontezza di adattamento si rivela nei pulcini (vedansi le esperienze sui pulcini incappucciati di Spalding nel libro di Romanes sull’«Evoluzione mentale degli animali» — pag. 155 della trad. francese).
    D’altronde la riflessione mostra che deve distinguersi l’evoluzione dell’organo coordinatore da quella della funzione. Questa tende a passare dal conscio all’inconscio, voluta dapprima diviene sempre più riflessa (Cfr. Lewes «Physiology of common life»); quello tende all’acquisto di una funzione sempre più complessa e cosciente, in rapporto al moltiplicarsi delle vie nervose e dei loro legami. Pertanto, aumentando nella filogenesi la varietà delle coordinazioni possibili, l’elemento acquisito empiricamente nell’orientazione spaziale dell’animale sembra avere una importanza sempre crescente, ed al contrario i modi primitivi di orientazione, essendo quasi determinati, appariscono più attinenti alla struttura organica nelle forme inferiori.