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54 capitolo ii

§ 6. Realtà psicologica.

Il carattere sui generis del supposto psicologico merita di essere rilevato.

Che cosa significa per me la supposizione delle sensazioni, idee, volizioni, ecc., degli altri? Ed in qual senso posso riconoscere qui qualcosa di reale?

Allorché si osservano in altri certe espressioni (azioni, ecc.), confrontandole con espressioni simili di un nostro stato di coscienza, oppure cercando di mettersi con questi in una certa consonanza spirituale, in guisa da reagire similmente a stimoli simili, nasce in noi una particolare sensazione o rappresentazione delle sensazioni, idee, volizioni, ecc. altrui, che viene così associata alle condizioni d’osservazione suddette. Tale coordinamento associativo costituisce una supposizione intermediaria, a cui si legano certe attese relative alle azioni degli uomini, e alle loro diverse espressioni in particolari circostanze.

Ma la credenza di cui si tratta, implica qualcosa di più che questo rapporto puramente esterno; vi si aggiungono taluni elementi che distinguono il supposto psicologico da altri oggetti supposti, cioè:

1 ) un valore emotivo proprio della «sensazione» di uno stato di coscienza altrui, sia, p. es., quello che si accompagna alla sensazione dell’altrui dolore, ecc.; 2) una determinazione o limitazione che ne risulta per la nostra volontà, paragonabile a quella che proviene dall’impotenza di modificare le sensazioni date dalla realtà fisica (§ 3), ma di genere diverso.

Per questi caratteri appunto la credenza psicologica si ravvicina al tipo già considerato della credenza nel reale; per l’ultimo soprattutto, la realtà di qualcosa di psicologico in sè, assume un significato proprio: le sensazioni, le idee, le volizioni altrui importano una modificazione della nostra volontà, simile a quella che gli analoghi elementi del nostro mondo psichico producono sulla volontà stessa.

In qual modo avvenga codesta modificazione, è un problema che noi ci proponiamo qui di risolvere e però ci asteniamo dal ricercare come il rapporto reciproco fra gli stati psichici e le sue espressioni esterne (a cui si legano recenti studi) possa spiegare la consonanza spirituale; e se, oltre a ciò, sia da ammettere anche un’azione diretta di una psiche sopra un’altra, quale in taluni casi, si presenta come ipotesi spontanea.

§ 7. Aspetto sociale della realtà.

Accettiamo le sensazioni (idee, volizioni, ecc.), altrui, come una supposizione fondamentale. Allora il concetto della realtà si allarga; mediante il consenso, il criterio di essa, che ci siamo sforzati di afferrare nelle pagine precedenti sotto l’aspetto individuale, acquista un significato sociale. Così appunto alla vista di un oggetto guardato si aggiunge la testimonianza che