Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/42

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38 ESPERIEN. INT. AGL’INSETTI

Post, ubi nona suos, aurora induxerat ortus,
     Inferias Orphei mittit, lucumque revisit.
     Heic vero subitum ac dictu mirabile monstrum
     Adspiciunt, liquefacta boum per viscera toto
     Stridere apes utero & ruptis effervere costis,
     Immensasque trahi nubes, iamque arbore summa
     Confluere & lentis uvam demittere ramis.

E pure non molti versi avanti detto avea che necessario era eleggere un luogo murato e coperto.

Exiguus primum atque ipsos contractus ad usus
     Eligitur locus; hunc angustique imbrice tecti
     Parietibusque premunt arctis, & quattuor addunt,
     Quattuor a ventis obliqua luce fenestras.

Ma Iuba, re della Libia, appresso Fiorentino, nel quintodecimo libro degli Ammaestramenti dell’agricoltura, attribuiti all’imperadore Costantino Pogonato, voleva che si rinchiudesse il vitello in un’arca di legno, se bene il soprammentovato Fiorentino pare che non l’approvi; anzi, con l’opinione di Democrito e di Varrone, attenendosi al detto di Virgilio, afferma che questa faccenda far si dee in una stanza fabbricata a posta per quest’effetto, e n’insegna il modo minutamente di giorno in giorno dal principio insino al fine; quindi soggiugne che la plebe delle pecchie nasce dalle carni del toro, ma che i Re