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| 42 | ESPERIEN. INT. AGL’INSETTI |
Tarsense nella descrizione del suo famosissimo antidoto, Giorgio Pisida, Nicandro e gentilmente Ovidio nel decimoquinto delle Trasformazioni.
I quoque delectos mactatos obrue tauros:
(Cognita res usu) de putri viscere passim
Florilegae nascuntur apes, quae morè parentum
Rura colunt, operique fauent, in spemq: laborant.
Lo confermano ancora molti prosatori, tra’ quali è da vedersi Origene, Plutarco nella vita del secondo Cleomene, Filone Ebreo nel trattato delle vittime; ed a questi antichi aderiscono tutti i Filologi, e tutti i Filosofi moderni, che ammettono questa favola per vera; e sovente sul di lei fondamento pretendono di fabbricare macchine grandissime: ed insino quel sublime scrittore, quel fulgidissimo lume delle scuole moderne, Pietro Gassendo, per cosa vera la racconta; ed avendo osservato, che Virgilio da per precetto, che tale operazione si faccia al principio della primavera, e prima che l’erbe fioriscano,
Hoc geritur, Zephyris primum impellentibus undas
Ante nouis rubeant quam prata coloribus: antè
Garrula quam tignis nidum suspendat hirundo,
dice, che con molta ragione ciò viene avvertito; conciossiecosachè in quel tempo il giovenco ha pasciuto l’erbe pregne di vari semi, che sarebbon poi