Pagina:Farsaglia1.djvu/26

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
24 LA FARSAGLIA

Il prode allor Centurion adorno
440Di corona di quercia il nobil crine,
Se lice, esclama, o del Romano nome
Alto sostegno, scior sincer accenti,
Noi ci lagniam che con sì longo freno
Abbi avvinto il tuo braccio. In te languiva
445Forse di noi l'idea? Finchè s'aggira
In queste vene il sangue, e finchè ponno
Lanciar i dardi le robuste braccia,
Soffrir potrai l'imbelle Toga, e il regno
Dell'inerte Senato? È forse tanto
450Infelice il trofeo di Civil guerra?
Ci guida pur fra le deserte Sirti,
Nell'arsa Libia, o fra gli erranti Sciti.
Già questa mano per lasciarsi a tergo
Il mondo vinto travagliò col remo
455Dell'Ocean i procellosi flutti,
Ed infranse del Ren l'onde spumanti.
Per te ciò, ch'io disegno, è d'uopo adempia,
Nè quel fia cittadin, contro cui squilli
la tromba tua. Per le felici insegne
460E per gl'illustri tuoi trionfi io giuro,
Se vuoi ch'io figga del german in petto1,
O nel paterno gorgozzule il brando,
O della sposa nel pregnante seno,
Tutto oprerò colla ritrosa destra.
465Se di spogliar gli Dei, d'arder i Templi
Tu cenno fai, dalle guerrieri faci
Cadrà combusta al suol la Dea Moneta;
Se d'innalzar le tende in su le sponde

  1. Sembrano questi sentimenti degni piuttosto d'una fiera, che di un uomo; ma l'entusiasmo di regnare fa divenire brutali e feroci gli uomini più ragionevoli.