Pagina:Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu/22

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prodromi al diario

c’è dentro di noi e degli altri, la speculazione filosofica, l’arte, la pittura, la scultura, la musica, la poesia.

A diciasette anni, quando i giovani cominciano ad occuparsi di politica, egli si infervorò assai delle idee di Mazzini, ne lesse le opere con grande commozione e fervore. Ma, come suo padre non era iscritto ad alcun partito, egli non si iscrisse a nessun partito. D’altronde l’Italia era ormai sotto un regime «totalitario», non c’era più che un partito, quello «fascista» quello della violenza. Leo non vi si poteva iscrivere. Ma la sua sete di amore e di conciliazione era tale, che pur essendo contrario per principio e per temperamento al partito totalitario, non si appartò in una solitudine sdegnosa.

Mite d’animo, avido di affetti e incline all’ammirazione, egli cercò sempre di prodigare affetti ed ammirazione a quanti erano intorno a lui, soprattutto ai suoi compagni di lavoro nel mondo artisticoletterario. «Mettere in luce quel che c’è di male nell’opera compiuta dagli altri


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