Pagina:Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu/225

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diario

adagiavano nell’urbe come delle nuvole in una valle. Non potevo più liberarmi dal mio passato, e ogni volta che ritornavo a Roma mi toccava rivivere la mia vita fin dal principio. Roma era per me come un sogno, dove il tempo era abolito. Vecchie immagini quasi dimenticate si mescolavano alla mia vita, come si vedono nelle corti di una casa moderna gli avanzi di un muro imperiale... Vivevo a Roma stupefatto ed inquieto, e tutte, le cose che vedevo mi sembravano una nuova allucinazione, come a un convalescente che esce per la prima volta dalla sua camera. Addio Roma! Tra poche ore sarò a Termini su una di quelle piattaforme proiettate verso l’infinito dell’Agro come verso l’oceano. Avrò dietro di me la città che comincerà ad addormentarsi, e dinanzi a me due lucide parallele. Che cosa mi riserba il destino? Dove maturano gli avvenimenti? Parto con gioia da questa città che non amo. Ma forse, fra qualche anno, dopo aver vissuto in paesi stranieri, accoglienti e festevoli, e in una più


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