Pagina:Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu/32

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prodromi al diario

Unitis; Gonzales, capo del partito socialista di Milano; l’avvocato Nino Levi, difensore di Salvemini, ecc. C’era Leo e c’ero io.

In fondo alla lunga sala nuda, stranamente illuminata da una larga finestra in alto, vi erano il palco dei giudici e la gabbia degli imputati. Nella gabbia Salvemini, grosso, irsuto, tozzo, con la barba grigia ispida che gli copriva la faccia, gli occhi vivissimi, andava in su e in giù. con movimenti impacciati: pareva un orso alla catena.

Da più di tre mesi Salvemini era stato arrestato e nessuno aveva saputo più nulla di lui. Il pubblico era tutto in piedi. Era un avvicendarsi continuo di amici e conoscenti alla gabbia per augurare, compiangere, congratularsi; un chiedere e dare notizie. Salvemini era di ottimo umore, contento del carcere: «Ci si sta benissimo, perfetti riguardi da parte del direttore e dei compagni...», e giù a raccontare storielle dei suoi compagni di carcere, come se fosse stato a casa sua.


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