Pagina:Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu/73

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diario

che non offendano nè lui nè la legge; il Questore non ha capito... Lei intende... dopo la fuga di Turati 1 se lei se ne andasse, sarebbe una faccenda più grave ancora; tutti noi saremmo dimessi, dal Prefetto, dal Questore, fino all’ultimo poliziotto ».

  1. ¹ Fuga veramente rocambolesca, quella di Turati, organizzata da Carlo Rosselli, il capo del partito socialista. Turati abitava a Milano, nel cuore della città, in piazza del Duomo. La casa era letteralmente assediata. Due guardie in permanenza davanti la porta di strada, una nella cucina del suo appartamento. Turati era una figura tipica, alta, quadrata, due occhi nerissimi, vivissimi, mobilissimi, da diavolo, che egli rotea in tutti i sensi, una barbetta corta quadrata. Chi l’aveva visto una volta, non poteva dimenticarlo. Far fuggire un uomo di settantanni, in quelle condizioni, era un’impresa che sorpassava l’immaginazione degli uomini medi, non però quella del Rosselli. Era stato combinato che Turati si desse malato per non dar sospetti alla guardia della cucina. Il giorno determinato, Turati uscì travestito dalla casa accanto. Si rifugiò in un villino poco lungi dalla città, poi raggiunse Parri e Rosselli che lo aspettavano a Savona con Oxilia, da Bova, Pertini ed altri per portarlo in Corsica, con un motoscafo. Viaggio pieno di emozioni, nessuno dei salvatori era marinaio, diressero lo scafo così a lume di naso. Accompagnato Turati in Corsica e consegnato alle autorità francesi, con la stessa imbarcazione ritornarono in Italia, si consegnarono a dei poliziotti che erano sulla spiaggia dove approdarono.

    (Nota del redattore).


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