Pagina:Ferrero - Leonardo o dell'arte, 1929.djvu/121

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luce, l’uomo, le vegetazioni, non solo badando alla loro veste esteriore, ma pensando alle leggi universali che li governano; una superficie, su cui vuol suscitare (microcosmo) quell’infinito numero di relazioni tra distanze, colori e forme, che sembrava il privilegio della natura. Ma l’uomo non può raggiungere questo risultato che umiliandosi e irrobustendosi nell’obbedienza di certe leggi — sovrane e ineluttabili come quelle dell’universo.

«Dico essere più difficile — scrive quella cosa che è costretta a un termine, che quella che è libera. Le ombre hanno i loro termini a certi gradi, e chi n’è ignorante, le sue cose saranno senza rilievo, il quale rilievo è l’importanza e l’anima della pittura. Il disegno è libero, imperocché si vedrà infiniti volti, che tutti saranno varii. E chi avrà il naso lungo e chi lo avrà corto. Adunque il pittore può ancora lui pigliare questa libertà, e dov’è libertà non è regola» 17.

Leonardo, esteta e pittore, smania inv... per delle regole, per delle leggi. Che sono infatti, in un certo senso, i principi del contrapposto, del chiaroscuro, del lume e dell’ombra, del rilievo, della profondità, della prospettiva, della convenienza psicologica e del parco uso dei colori, se non le grandi leggi