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in sè stessa. In ultima analisi, è quasi la stessa cosa, perchè con una cattiva unità di misura il critico è costretto a sbandare continuamente; ma è molto più umano giudicare del valore di un’idea generale dal successo con cui puó servire nei casi particolari, che non dal suono gradevole o sgradevole della sua formula.

Ammetto dunque tutti i principî generali di critica, anche quelli che non mi piacciono, purché siano professati pubblicamente; ma la maggior parte dei critici contemporanei non ne hanno nessuno e giudicano le opere ciascuno con una unità di misura che stabiliscono lí per lí. Questa deve essere già una delle ragioni che spiega l’accanimento di tutti gli italiani moderni contro Giorgio Vasari. Giorgio Vasari li contraddice continuamente: perchè quando hanno un sistema di idee, risponde loro con un sistema diverso; e quando non l’hanno è peggio ancora, li impaurisce con lo spettro di due o tre principî generali, che sembrano loro minacciosi e incredibili. Ma a me Vasari piace perchè ha avuto delle idee generali, e perchè ha saputo servirsene nella pratica con molta onestà.

Firenze, 10 Aprile

Stamane ho letto un articolo di Giacomo Debenedetti e uno di Emilio Cecchi. In due maniere diverse sono due articoli eccellenti. Questi due critici sprofondano le mani in un libro, come nella pasta frolla; la palpano, spiaccicano, ap-