Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/185

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
166 meditazioni sull’italia letteraria


niente hai letto anche tu, poiché in questo anno si è letto un po’ dappertutto: i Promessi Sposi. E’ un buon romanzo, voglio ammetterlo, per quanto ci si senta il lombardo che si diverte coi riboboli toscani, raccattati razzolando nei pagliai della Val d’Elsa. E’ un romanzo storico, ben colorito e scritto in modo divertevole; ma tolta qualche buona macchietta, come quel Don Abbondio, o quel Don Ferrante, mi pare che non ci appariscano dei grandi personaggi, e che d’altra parte sia ridicolo di fare, di due poveri diavoli, piuttosto pallidi e menci, come Renzo e Lucia, addirittura l’architrave di tutta la fabbrica. Che vuol dir questo? Siamo in un’epoca transitoria; si sta riprincipiando a scrivere in un altro modo, e i buoni romanzi non verranno che tra due generazioni. C’è poi quel lamentoso Leopardi, scrittore garbato, pulito e elegante, te lo concedo; ma come frigido, come diaccio e brullo !

Secondo Scrittore. — Pure le Operette Morali...

Primo Scrittore. — Le Operette Morali ! Ma che mi vai dicendo? Basta legger questo libretto tutto agghindato e prezioso, per capire come non si sia ancora scoperta la vera, viva, novella prosa, italiana ! Quando si sarà detto che le Operette Morali esprimono, in lingua pura, qualche idea ingegnosa, non si avrà più il diritto di aggiunger parola. Si tratta, insomma, di buoni articoli di giornale, che noi leggiamo con gusto, ai nostri tempi, perchè sono