Pagina:Fiabe e leggende Emilio Praga.djvu/166

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102 IL VIANDANTE L'uomo sulla mia mano umilmente si inchina, Ma il brivido, il sospiro, il raggio ammaliatore Mai dal fervido bacio non mi è salito al core ! E... chi lo crederebbe?... Mi annoio in strana foggia Sono stanca di azzurro! Due mesi senza pioggia! Sempre le belle notti, e la blanda stagione! Il cielo è pei poeti, protegge il colascione, E le stelle bisbigliano : Serenate ! . . . Il mio nome Accoppiato a un omaggio, sta per rimar, siccome Un diletto a un afìetto, o una rosa a una sposa. In tutti i madrigali che il mite estate arrosa. Però l'idolo io sono, e lascia il mio disdegno Di una turba invidiata dietro i miei passi il segno. L'avventurier toscano, ebro di immonde prede, Getta l'oro, e le gemme, e i tessuti al mio piede; E il doge orgoglioso, e i liguri artigiani. Carchi di quanto alletta i desiderii umani. Tentano a gara i lampi del mio sguardo sereno . . . Nessun di Una sorpresa seppe darmi il baleno! Ah! questi uomini... li odio, li odio e li disprezzo! Non son per essi un'anima. . . sono un ninnolo, un vezz Soffro! ... Viver cosi 1 . . . La vita senza amore È vita?... non ho nulla; non ho il povero fiore Che appassisce in un libro, né i capelli donati. Né i bisbigli da labbro a labbro confidati,. Di cui, tra veglia e sonno, ti rammenti i sapori !