Pagina:Fiabe e leggende Emilio Praga.djvu/186

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152 IL VIANDANTE Glièsecositiparlo... che... t'amo... comeunfigli Cui si vuol dalla testa distornare un periglio ! Resta, o Zanetto, il dolce scorridore di Maggio.., Che sempre in mezzo ai campi, visione, miraggio, Come uno sciame d'api il tuo liuto risuoni!... E se il ciel si fa buio e se muggono i tuoni, Ripara alla capanna del prete o del pastore. Poi riprendi il tuo viaggio fatai ! . . . Ma se all'albore Di un bel di, traversando qualche allegra borgata, Scorgi, sul limitare della casa onorata. Qualche pura fanciulla che abbia aspetto di sposa . . . È là che arrestar devi la corsa avventurosa! Là vivi i lunghi e calmi giorni del mietitore, Là troverai la vera felicità . . . l'amore. Viobbedirò...Maditemi...colei...laSilvia...forse . Han diffamata... Oh! certo la calunnia la morse. . . Chi di lei mi fc' cenno mi pinse il suo maniero Siccome luogo assai men terribile e nero. Ne là avrei, ve lo giuro, volta questa mia gita Se avessi ... Ma !.. . Perdono ! toccato ho una ferita ! . . Indovino!... Parlaste tuttor di vedovanza!... Peggior lutto si è quello di perduta amistanza ! . . . Un fratello, uno sposo dalla Silvia invaghito?