Pagina:Finazzi - Sulle antiche miniere di Bergamo, 1860.djvu/17

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figlio del fu Alberto Collione ed Ugucione figlio del fu Guglielmo Collione, a nome anche de’ fratelli e nepoti, rassegnano in mano del Vescovo totum hoc quod habebant et eis aliquo modo vel jure pertinebat in loco et territorio et pertinentiis de Ardesis et Vallis de Ardesie et in loco et territorio de Bondellino in integrum, et quae ipsi tenebant per feudum ab Episcopatu1. Più tardi nel 1214 abbiamo un istrumento stipulato nel Palazzo Vescovile, pel quale Mazzocco di Rivola e Oldicino suo figlio vendono al Vescovo Giovanni i suoi diritti di feudo o di gastaldo nelle vene d’argento della Valle d’Ardesio e di Gromo, sui lavorieri di esse, sulle persone che si impiegavano, come nelle terre e esse, che per la stessa ragione lor competevano. Istrumento che il Lupo riscontrava nell’Archivio Vescovile, apponendovi la scheda, agitur de gastaldacio Ardesii et de venis argenti juris Episcopatus2. Un altro istrumento trovava parimente il Lupo nell’Archivio Vescovile del 1217, che noi pure potemmo riscontrare, e che si riferisce ad una questione supra venas argenti de Ardexie inter milites justitiae Bergomi et quemdam de Gromo. Ma un più ampio documento dello stato di attività in cui si trovavano a questi tempi le nostre miniere lo abbiamo in una carta del 6 novembre 1222, conservata nell’Inventario degli Istrumenti della valle di Scalve, e da noi pubblicata in altro nostro lavoro3: nella quale Giovanni dei Tornielli di Novara Vescovo di Bergamo, per autorità avutane dal Metropolita di Milano e col consenso del Capitolo di Bergamo, investe i Capitani di Scalve della signoria, che il Vescovo di Bergamo vi avea: riservando però a sè ed a’ suoi successori la giurisdizione nelle mancipazioni, nei duelli, nelle appellazioni, e in generale

  1. Lupo. Cod. Dip., pag. 1223.
  2. Vedi Ronchetti, lib. 13, pag. 236.
  3. Del Codice Diplomatico Bergom,. p. 35.

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