Pagina:Fior di Sardegna (Racconti).djvu/106

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di foglie secche, di erbe strane, bionde, rosse, dai forti profumi. Gli alberi parevano crescere sul granito e infatti le grosse radici nodose, vestite di musco, si diramavano sulle rocce. L’ombra, qua e là indorata da un raggio di sole filtrante attraverso le folte chiome del bosco, regnava in quell’angolo di montagna, ove nessuno si avventurava se non per ammirar l’immenso elce del castello, intorno a cui vagavano vecchie e misteriose leggende, abitato solo dalle capre e dagli uccelli silvani, adattatissimo per un delitto o per un convegno d’amore.

Come Dio volle, Lara arrivò lassù; trovò un magnifico divano di musco e vi si assise comodamente, stanca del faticoso cammino. Fu sorpresa della semi-oscurità che la circondava, e quando si fu riposata provò un fremito di paura.

Il silenzio, le rupi erte e selvagge, l’elce misterioso che stendeva le sue braccia nere ed immense, che ricordava atroci storie di amori fatali e di vendette feroci, le fecero risovvenire l’odio della sua famiglia con quella dell’uomo che doveva arrivare là fra pochi istanti... Sussultò, quasi destandosi da un sogno spaventoso. Perchè era venuta? Chissà se Massimo non meditasse un dramma invece di un idillio! Perchè era venuta?

Almeno avesse portato con sè un'arma, un coltello, uno spillo... Nulla, nulla! Era là, inerme, debole, assisa fra i precipizi, nell’ombra, in un luogo ove invano avrebbe chiesto aiuto... Ahi, che stoltezza! Uno spavento gelido, immane, le agghiacciava il cuore; vedeva fantasmi orribili sporgere la testa ossea dalle cime frastagliate delle rocce, eppure non si moveva, non faceva un moto. Si pentiva di essere venuta, si chiamava pazza, leggera, temeraria, e pensava a fuggire, ascoltando intensamente se mai udisse il passo di Massimo e mormorando a fior di labbro: — Come tarda! Son più che le quattro, ora! — Alfine risonò il galoppo di un cavallo in lontananza; era lui! Il cuore di Lara cominciò a battere; gli occhi a risplendere sul volto pallido e la paura a svanire, mentre, secondo ogni probabilità il pericolo si avanzava.

Il galoppo cessò. Lara, scordandosi che un cavallo non poteva penetrare lassù, credè di essersi ingannata e ricominciò a disperarsi, mormorando: — Forse non verrà