Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/104

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116
Al santo damigel graditte un puoco
furarsi da la madre, ché ’l celeste
suo Genitore il tiene in simil luoco,
dove fra crespe fronti e bianche teste,
che piene esser dovean del santo fuoco,
sedette a interrogarli con le preste
sue vive parolette, a tal eh ’ognuno,
stupendo, stava di parlar digiuno.
117
Fratanto a sua cita Madonna arriva
con l’altre due Marie di lei germane;
non vi ritrova il Figlio e, piú che viva,
morta nei sensi e nel color rimane.
Duro cordoglio ingombra quella diva,
cui gli occhi son giá fatti due fontane;
credea che con Ioseppe o Zebedeo
fosse arrivato inanti e con Alfeo.
n8
Non punto sta, ma cerca nei propinqui
castelli e borghi ; a quattro, a sei domanda:
ed in quel tempo in luoghi piú longinqui,
per tutta Galilea, quel, questo manda:
— Tapina me! — dicea — perché relinqui
lo mio tesoro, ch’or da questa banda,
ch’or da quest’altra sempre l’ho tenuto,
ed è per mia sciocchezza a me perduto? —
119
Passa quel giorno, passa un altro appresso,
e cosa non ne ponno intender anco.
Chiama Ioseppe ultimamente, ed esso
(del qual non altri fu si fido unquanco)
investigar vuol si da lunge e presso,
ch’alfin sei veda ritornato al fianco.
Va con Madonna, e per voler divino
piegáro al tempio il lor primier camino.