Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/12

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parendo egli a me piú convenire a l’eroica maiestade questa ottava rima che l’altre tutte, quantunque molte carte in cosi fatta manera di rimare siano state per lo passato infelicissimamente da piú autori scritte; ma poscia in questi nostri moderni tempi sonosi desti, come si vede, alcuni veramente fortunati ingegni, li quali, non meno per favore di loro fatiche e continoati studi di dotte carte che per natura e divine grazie, hanno restituito al suo candore il quasi giá spento lume di queste ottave rime. De le quali oggidí quell’onorato e non mai lodato abbastanza messer Lodovigo Ariosto da Ferrara s’ha tolto il primiero onore e, d’alto nome carco, è gito al cielo per levare l’acquistata mercede de le sue lunghissime vigilie, ove non per altra cosa che per sottoporre la cagione d’ogni mala oziositá si esercitava, sapendo molto bene che gli uomini a profitto comune in questo mondo nascono. Fortunato vecchio! che in cosi grave, acconcio e ben limato stile cagioni ha porto a la molle giovenezza di ritrarsi oggi mai da’ giochi, putte ed altre infinite mal fatte cose a l’onoratissimo studio de le lettere, a la grandezza de l’arme e finalmente ad ogni atto generoso di cortesia. Le quali tutte cose ponno essere chiamate le fide scorte al salire piú in alto e ritrovare il nostro principale oggetto e, riconosciutolo, ad altro non fermar piú oltre il pensiero che morire nel Signore e dispensatore d’eterni beni.