Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/145

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16
Ma perché i rei via piú de’ buoni sono
(ché molto a quella parte questa cede),
di pace non s’acquista il caro duono
se pazienzia non vi cape e siede.
L’usar del rio nulla convien col buono,
ed ove si sconvien, la gara è in piede:
chi sotto ’l peso indurasi le spalle
non ha piú sconcio il poggio che la valle.
17
Son genti si conforme a bestie tanto,
si l’altrui pace a disturbar malnate,
che furibonde piú s’adiran quanto
piú sono a la concordia richiamate.
Non possion tuttavia donarsi vanto
che pace a vostra voglia non abbiate;
anzi piú che porranno a voi l’ insidie,
piú vostre lodi fian, piú loro invidie.
18
Non mai potranno Tonte de’ ribaldi
se non fortificar la mente vostra:
beati voi se ’n ciò vi vegga saldi,
ché ’n rotto mare il buon nocchier si mostra!
E se di fé piú vi comprenda caldi,
piú che per me vi cresce l’altrui giostra,
per me stracciati e morti ne verrete,
ma sempre in ciel per me voi goderete.
19
Gl’insulti lor v’accresceranno gloria
negli occhi al Padre vostro, agli omin’anco:
non che n’abbiate fumo alcun di boria,
eh ’affetto tal non va di colpa franco.
Giá non poria di voi perir memoria,
ché non fu sforzo ai tiranno unquanco
che smover vi potesse dal proposto
che ’nspiravi l’amor di tanto costo.