Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/159

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


72
Ite piú tosto a comperarne voi,
ché chi da sé non fa non fará mai;
ma siate pronte a qua tornar, ché noi
v’attenderemo al tramontar de’ rai:
ché se d’un punto al spento sol dapoi
tardaste, a che venir, se, a’ vostri guai,
mentre lo sposo dentro si solaccia,
le porte alor vi fien serrate in faccia? —
73
Cosi partite giá le pazzarelle,
ecco imprevisto il giovine marito
lieto fra canti e danze arriva; e quelle
ch’erano preste, non fu prima udito
da lunge il suono, alzaron le fiammelle
lucide si ch’arder parea quel lito;
e giubilando in sul calar del giorno,
fór tutte accolte al dolce suo soggiorno.
74
Dove, mentre si fa di nozze segno
fin che scoccò di mezzanotte l’ora,
vengon le fatue per entrar nel regno
che, ratturato ornai, piú non si fora.
Qui l’implacabil sposo con gran sdegno
lor scaccia e tiene di sua casa fuora.
Però, figliuoli miei, vegghiar dovete,
perché né ’l di né l’ora voi sapete.
75
Quelli similemente come sciocchi
simulatori di pietá riprovo;
i quali, orando in vista di molt’occhi
e d’umiltade sotto finto giovo,
alzon le mani e piegon i ginocchi
per farsi nome glorioso e nuovo:
ma fermovi di certo ch’altro pregio
non averan di quel suo fumo egregio.