Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/169

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Però, beati voi s’entro Tangosto
portello v’aventate al sommo Bene!
Quel gran pertugio, il qual vi vien preposto
dal dottor falso, antivedete bene:
nel pii di pecorella va nascosto
sovente il lupo e quanto può si tiene
di santa openion coverto al cupo,
ma gridan l’opre infine: — Al lupo, al lupo! —
113
Vengon a’ frutti lor ben conosciuti
si come s’ ha di mal nasciuta pianta,
la quale in vago aspetto sugli acuti
suoi vepri tutta di bei fior s’ammanta;
ma non si vede ch’essi fior tramuti
negli aspettati frutti, anzi lei schianta,
lei rompe alfin Tirato agricoltore
e vuol che ’l fuoco in tutto la divore.
114
Ma tutti quelli che mi dicon spesso:
— Signor, Signor! — del ciel saranno degni;
ma chi ’l voler fa del mio Padre, ad esso
dirá eh ’eternamente nosco regni,
ed in quel di ch’estremo m’è promesso
di far giudiccio sopra tutti i regni,
molti, ch’oggi gran prove al volgo fanno,
chiamati al tribunal cosi diranno:
115
— Signor, non riconosci noi famigli
e servi tuoi? non sai che nel tuo nome
giá dovinammo gli alti tuoi consigli
al popol tuo? non ti rammenta come
da peste i corpi e da infernali artigli
molt’alme svelte abbiamo? e le lor some
corporee fur di morte a vita rese?
e femino a laude tua molt’altre imprese? —