Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/172

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Entran le sante donne a lor diporto
ne le paterne piú riinote case,
ove quel vecchio, non per anni smorto,
anzi fondato in su ben ferma base,
accoglie loro in quel mirabil orto
di piante non piantate ancor, ma rase
di ramuscelli non avuti unquanco,
e chi del ner destino e chi del bianco.
5
Tutte volgendo sotto sopra vanno
quelle nate di Dio, del ciel sorelle.
Èvvi Giusticcia in un fregiato panno
di gemme e d’oro a guisa di fiammelle;
Fortezza e Temperanzia in mezzo l’hanno;
Prudenzia lor maestra dietro a quelle;
èvvi Fede, Speranza, e chi ’n amore
fiammeggia sempre e nutresi di core.
6
Èvvi Misericordia, èvvi Pietade:
non questa mai da quella s’allontana;
con Pudiciccia va Simplicitade;
Concordia va con Pace sua germana;
nel fin èvvi la schietta Veritade,
ch’a l’altre appar degli omeri soprana;
va seco a braccio a braccio una matrona,
eh’ è Sapienzia, e mai non l’abandona.
7
Or una di piú volte cosi passo
passo in andando avean quell’alme dive
parlato assai di questo mondo basso
e de le piante morte e de le vive;
quand’essa Veritade ste’ sul passo,
la qual sola taceva, e con furtive
orecchie fin allora il core avea
drizzato al ragionar che si facea.