Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/188

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


68
Corre al signor del campo e gli domanda
se bello era quel seme o brutto e misto;
e quel rispose: — A che cotal domanda
mi fai, se tu sincero l’hai provisto? —
Ahi, di zizania — disse — in ogni banda
s’imbosca il tuo poder; donde m’attristo
di tanta novitá, eh ’ove ponesti
buon grano, or di zizania i fior son désti. —
69
Esso si turba al portentoso mostro,
non ch’a pensar l’autor di ciò s’inganne.
— Or — disse — io so che l’aversario nostro
di notte ha sopra sparse le zizanne;
ma seguirete voi l’ufficcio vostro,
bianche che fian le spiche in su le canne;
ché, s’or voleste in erba ripurgarle,
potreste col mal frutto eradicarle.
70
Venuta la stagion conveniente
che l’util con l’inutil s’ammaturi,
io voglio che ’l mal seme leggermente
svelto dal buono in fiamme si comburi;
poi raccorrete l’altro agiatamente,
come da le mal erbe ornai sicuri,
ed il granaro mio si rempierete,
ch’ai molto carco scoppi ogni parete. —
71
Cosi la mala sudditiccia pianta
dicono partorir la Veritade.
Non è cosi, non è che Cristo pianta
in core uman sol frutto di bontade;
ma vien Satán di notte e sovrapianta
le rissose zizanie d’impietade:
e quest’ è l’odio il qual per lo verace
Verbo celeste ingombra chi mal face.