Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/189

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Dá luogo dunque a l’infernal megera,
e sul lido natal d’ Elisa viene.
Albergo a lui vicino alcun non era;
ma cosi ragionando il passo tiene
in ripa a un fíumicello a la costerá
d’alcun poggetti e due vailette amene,
ove passando sentesi da spalle
guai di dolor, che fa suonar la valle.
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Sa ben ch’è quello, e seppel giá miU’anni;
ma serba l’uman stil come solea.
Volgesi adietro e vede che li panni
al petto e de la testa il crin s’avea
squarciato e rotto e fatti maggior danni
con l’unge al viso donna cananea,
che vien correndo e ’1 ciel con urli fende,
tanto ch’a’ piè del buon Iesú si stende.
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— Miserere di me, Signor, — gridava —
miserere di me, scontenta madre:
quel fonte sei ch’ogni bruttezza lava,
tu sei Iesú, figliuol di regio Padre;
la fede tua commove, sgiunge e cava
da le cittá le genti a squadre a squadre;
tu salvi ognuno avendo in te sol fede,
donde mi fido anch’io d’aver mercede!
75
L’unica mia figliola, deh, Signore,
perché non m’odi, perché non sovieni?
perché da me ti parti? perché ’l core
non ti si rompe a’ miei lamenti pieni
d’intensa passion? Quei di dolore
si ’l cor m’han stretto, che giá vengon meni:
l’unica mia figliola è fra le sanne
d’un fier porco infernal, che strazio fanne.