Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/214

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Iesú, cui sempre aggrada sue parole
compier con opre, or dar né il santo a’ cani
né antipor le gemme a’ porci vuole;
ma lasciali com’eran ciechi e vani.
Partesi quinci e insegna noi le scole
d’eretici ostinati, empi e profani
non mai dover entrare, né d’un pelo
far stima d’adescarli a lo Vangelo.
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Quando che d’ostinati è proprio viccio
di raffreddarsi piú, che piú lor scaldi,
mostra lor quanto sai lo precipiccio;
di non voler vederlo han gli occhi saldi :
cosi dolce lor par, cosi propiccio
l’occulto error a’ sensi e ne son caldi,
che, per gioire in quel melato fele,
il tutto fan perch’altri noi rivele!
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Pietro con la barchetta l’onda fende
e ’l Mastro suo ripone a l’altra ripa.
Tosto che del ritorno lor s’intende,
ogni spedai e tempio si dissipa:
di sordi, ciechi e d’altri d’altre mende
ecco gran turba intorno a lui si stipa,
il qual non era bene a quegli uscito
del legno fuor, che l’ebber assalito.
47
Giá porte gli hanno avanti mille pesti,
chi piè, chi man, chi volto enfiato e scarno;
non come quelli di Gadara, questi
cercati lunge tenerlo da Caparno;
poveri e ricchi, tutti gli son presti
offrir le cose lor né ’l fanno indarno,
ché ’n ricompensa di lor tanto amore
si mostra in fatti ch’è lor salvatore.