Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/222

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Dite, scherniti, voi, s’ei pur va dritto,
e se dal ciel, come si vanta, è dato,
perché si laido e misero tragitto
ha fatto del ben stabil al peccato?
Non s’antivede ben ch’alcun profitto
né a sé né ad altro fa, mentre gli è grato
ber sol con ubriachi e scortatori,
putte, micidiali e via peggiori? —
77
Queste parole, che di vero scorza
ed hanno di menzogna le medolle,
subito con le sue di maggior forza
battette il savio Duca e ributtolle,
intento sempre al lupo, il qual si sforza
di perder la sua greggia, eh ’anco è molle
né ben pasciuta in quel giardin di fede,
che ad un pastor di veritá si chiede.
78
Poi la ragion dignossi loro esporre,
che, per l’usar del giusto col perverso,
la consequenzia non però concorre
ch’ai tutto il viver lor non sia diverso.
L’uom eh’ è prudente cerca di sopporre
a la drittura il rio, ch’alfin converso
dal negro al bianco, da le spine ai fiori,
aborra il mondo e del ciel s’innamori.
79
Non per altro rispetto il pio de l’empio
tien l’amistá che per suo simil farlo;
da furti, giochi e putte a’ libri, al tempio
pon ogni studio ed arte per ritrarlo;
or con dottrina il move or con essempio,
fin che si desti in petto a lui quel tarlo,
quel penetrevol vermo, dal cui dente
sempre rimorso, il peccator si pente.