Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/264

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Giuda, ribaldo e pessimo mercante,
il qual d’apostol fatto è barigello,
vien di gran lunga e ratto agli altri inante,
avendo dato aviso a lor che quello
in bocca bacerebbe, ad un istante
legato fosse, quando ch’un fratello
sia del suo Mastro assai conforme a lui,
si che lo sceglian ben fra luoghi bui.
21
Vien dunque avanti quella fronte attrita,
e salutò suo Mastro e poi baciollo;
baciollo su la bocca e con l’ardita
e scelerata man gli strinse il collo.
Parse a Iesu questa primier’ ferita
prender mezzo del cor; né ributtollo,
né gli distorse gli occhi duri o mesti,
ma lieto disse: — Amico, a che venesti? —
22
Non v’era giunto Pietro, che ’n quell’atto
addentato l’arria co’ morsi al naso:
ch’ei fosse il traditore, avea giá fatto
certo pensier con Giacomo e Tomaso,
non sol perch ’era tutto contrafatto
in viso di pallor, ma che rimaso
era degli altri fuor dinanzi e allora
ch’usciron tutti del cenaeoi fuora.
2J
Data che fu la simulata pace,
presto d’armati un campo sovragiunge.
Giuda, ch’agli omer ha piú d’una face
di Tisifon che sempre il caccia e punge,
vassene via celando, ed ove tace
un bosco stassi a riguardar da lunge:
allora i lupi circondar l’Agnello,
ma nullo fu ch’osasse prender quello.