Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/271

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Andrea, ch’addolorato vi è rimaso
insieme con Simon, Bartolomeo,
Filippo, Levi e l’utile Tomaso,
con l’uno e l’altro Giacom e Tadeo,
stretti gli accoglie, ma di speme raso,
e sé colpando al ciel d’ogni mal reo,
però ch’ai suo Maestro fu ritroso
al tempo travagliato e nebuloso.
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Come, dapoi l’exercito spezzato,
sen fuggon i percossi da fortuna,
col viso de la morte e ’l cor gelato,
in qualche poggio ed un di lor gli aduna,
il qual, si come cavaglier provato,
la sorte lor, che sia men importuna,
cerca di racquetar e giú di strada
stassi con loro ad aspettar ch’accada;
5 °
non men di Pietro il frate, al me’ che valse,
contrasse in un drapello quei dispersi ;
e, dopo alcune ben stimate e salse
parolette fra lor, dove tenersi
debbian sicuri, alfine amor prevalse
contra timor c’han degli ebrei perversi;
e fu conclusion d’entrar la terra,
né per pace lasciarla né per guerra.
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Era non so qual uomo, nel cui tetto
il Salvator cenò la sera inanti,
luogo non ampio giá che dar ricetto
potesse agiatamente al Re de’ santi :
pur volse vi allogiare, angosto e stretto,
il Re de’ re cogli undeci giganti,
e d’umiltade far le basse prove
Colui che ’n se sol cape e non altrove.