Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/270

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Ma non terrammi alcun ch’ora noi segua
e mostri aperto a chi noi crede, forse,
che Pietro l’ama ed arde e si dilegua,
né come vii guerrier da lui si torse. —
Cosi parlando, come quel ch’adegua
tanto l’amor quanto ’l dolor che ’l morse,
ritorna di morir fermo e costante:
ma guardi che ’n sua noia ’l gal non cantei
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Giovanni, che non ha fra gli altri eguale,
dico fra i corteggian del suo Signore,
di saper riconoscer quanto e quale
sia l’alto effetto del presente orrore
(di gire a tanta altezza ebbe allor l’ale,
che chiuse gli occhi in grembo al Redentore),
toccò ’l buon Pietro, come dir si suole,
sul vivo acciò sen vada ove non vuole.
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Come vezzoso bracco, in su la traccia
giunto a le macchie ove covar porria
o lepre o volpe, dentro non si caccia,
visto di spine un bosco, e passa via;
ma subito, ad un grido che si faccia
dal cacciator, si torna, vi entra e spia,
né vi è cespuglio d’alti vepri chiuso
ch’esso, latrando, non vi metta ’l muso:
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tal Simon Pietro, al tempo degli affanni
avendo il dolce Mastro abandonato,
tornò subitamente e da Giovanni
e da’ fraterni avisi castigato;
poi esso, ancor che d’aquila sui vanni
poggiò, come giá dissi, al divin stato,
seguillo appresso e alfin per breve calle
d’un basso colle sei lasciò da spalle.