Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/79

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16
Ebbe costui da cinque o sei figliuoli,
parte di stupro, parte di non molto
legitimo legame; e quei di doli
e furti l’ improntar piú che di volto.
Ma, da le ^rime due mal nate proli
temendo non gli fosse il regno tolto,
d’ambi con morte obrobriosa e sozza
fe’ duono a le cornachie per la strozza.
17
Molt’altri uccise, via piú laido e sporco
del sangue degli suoi che de lo strano:
ché se mai visser Folifemo e l’Orco,
men di lui si pascean di corpo umano:
tal eh’ un altro suo figlio esser un porco
dovea piuttosto (disse Ottaviano),
che di duo anni, al crudo padre inanti,
scannato fusse tra mill’altri infanti.
18
Da la fenestra un giorno questa fiera,
stando a mirar lá verso, donde ’l sole
esce da mane a ritrovar la sera,
vide con fretta giú de l’alta mole
di Carmel scender lunga e folta schiera
d’uomini, di cavalli e d’altra prole,
come cani, gambelli e dromedari,
lupi cervieri ed anima’ piú rari.
19
Chi sian costor che, neri la piú parte,
vengon altri a cavallo ed altri a piede,
non sa pensar; e tosto ch’indi parte
per gir lor contra, fra molt’arme siede
come tiran c’ha per usanza ed arte
di sempre aver sospetta l’altrui fede:
però l’astuto vuol che ’l popol stesso,
per un passo che faccia, il segua presso.