Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/82

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23
Onda tranquilla e ciel sereno fuore
mostra nel lieto simulato volto,
ma di veleno e rabbia dentro ’l core
mar tempestoso e grave tien sepolto.
Torna con essi; e tutto quell’onore
che si può fare, in una ebbe raccolto:
concorre d’ogni parte la citade,
si come a cosa che di rado accade.
29
Un convito s’appara sontuoso,
e densi dal tiran bandita corte.
Al luogo piú che mai licenzioso
aperti in questo di stan usci e porte;
non è pertugio si nascosto e ombroso
ch’entro a guardare alcun non vi si porte:
altri, tornando, ha gloria e dassi vanto
tócco e palpato aver lo regio manto.
3 °
Fra tanto che procede il gran convito,
il re, fatto avisar ciascun dottore,
volea saper da loro il tempo, il sito
ov’ha da nascer quel novel Signore.
Vengono quelli; ma, secondo il rito
ed uso lor, stan del palazzo fuore,
né per alcuna guisa voglion darsi
con forestier, per non contaminarsi.
31
Stanno, dico, da venti mastri o trenta
fuor del palagio e attendon su le strate
infin che ’l Mòse loro entrar consenta;
che ha poi che le mense avran levate.
Or sendo giá la fame in tutto spenta,
venne dal re chi disse a loro : — Entrate !
Entrano pettoruti a passi tardi,
parendo lor che ’l mondo fiso ’i guardi.