Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/84

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36
Cosi travenne a quello ebraico fasto
per troppa openion che fu di loro:
ecco da chi vien ora sciolto e guasto,
ed è di piombo quanto apparve d’oro!
Non ti pensar che faccia il re contrasto
perché s’assida un tanto consistoro.
Seder dovean come lor vista chiede,
ma piú lor vita ’i fa parlare in piede.
37
— Signor — dicean — al vostro imperio, abbiamo
de le Scritture assai visto e revisto.
Dubbio null’è che del ceppo d’Àbramo
di dentro a Bettelem nascerá Cristo;
e, se nat’è, noi dirlo non sapiamo,
però ch’a noi celato ed improvvisto
di voler giú venir parlò piú volte.
Se questo è ver, son giá le carte sciolte.
38
Sciolte le carte son, quando sia vero;
e vero esser pensiam, ché Dio non mente.
Ma non però rifiutasi lo ’mpero
invitto vostro e piú che mai possente,
che, come fu, si sempre fia leggero
e comportabil giovo a qual sia gente:
ma ch’or privarne di voi Cristo vegna,
cagion ne fia Colui che lá su regna. —
39
Cosi parlár quei comici gnatoni,
c’ han piú bugie che scorze le cepolle.
Non che fin da cinedi e da buffoni
non scorti sian per entro a le medolle:
si san le ’nvidie lor, le ambizioni,
l’odio che contra il re continuo bolle,
che mosse allor non so che amar soghigno
al losingar d’un orator maligno.