Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/28

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22 vii - viaggio sentimentale di yorick


Io non aveva ancor veduto il suo volto, e non mi premeva: l’effigie fu presto dipinta; ed assai prima che noi fossimo all’uscio della rimessa, la fantasia aveva bella e pennelleggiata tutta la testa, e si compiaceva dell’adottata sua diva, quanto se si fosse tuffata per essa nel Tevere1 Pur tu se’ una sedotta e seducente mariuola; e sebbene ci frodi sette volte al giorno con le pitture e con le immagini tue, tu hai sí dolci malie, e tu abbellisci le immagini tue delle fattezze di altrettanti angeli di luce, ch’ei saria gran peccato a inimicarsi con te.

Quando fummo alla porta della rimessa, la signora abbassò dalla fronte la mano, e mi lasciò vedere l’originale: un volto di forse ventisei anni, d’un trasparente bruno vaghissimo, schiettamente adornato senza cipria né rouge; e non era regolarmente bello; ma spirava un non so che. che nel mio stato d’allora m’attraeva che nulla piú, mi toccava il cuore; ed immaginai che vestisse i caratteri d’un sembiante vedovile, e che il cordoglio, avendo già superati i primi due parossismi, si trovasse allora in declinazione, e andasse adagio adagio rassegnandosi alla sua perdita; se non che mille disgrazie diverse poteano avere dipinto di tant’afflizione quel volto; ed io mi struggea di saperlo; e se le bon ton della conversazione me l’avesse consentito come a’ dí d’Esdra, l’avrei interrogata senz’altro: — E che mai ti tormenta? e perché se’ tu inquieta? e perché è si turbato l’animo tuo?2 — Insomma io mi sentiva della benevolenza per lei; e disegnai, s’io non poteva la mia servitú, d’offerirle, non foss’altro, com’io poteva, il mio obolo di cortesia.

  1. A chi per propria discolpa taccia di licenziosa la fantasia del povero Yorick, parrà qui ch’ei mirasse la sua nuova diva senz’alcun velo, come Pallade e Diana furono già vedute dalle fantasie de’ poeti ne’ lavacri de’ fiumi. Ma i lettori casti crederanno, anzi, ch’egli piú veramente alluda alle fantasie innocenti degli antiquari, i quali assegnano un nome d’eroina o di diva a ciascheduna di quelle statue sommerse dall’iguorauza de’ barbari e dallo zelo de’cristiani nel Tevere, e dissotterrate a’ di nostri [F.].
  2. «Quid tibi est? et quare conturbatus est intellectus tuus, et sensus cordts tui? et quare conturbaris?». Esdr., iv, 10, 31. Ma qui e altrove s’è letteralmente tradotta la Bibbia inglese, di cui pare che l’autore siasi sempre valuto [F.].