Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/29

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lungo la francia e l'italia 23


Si fatte erano le mie tentazioni, e cosí l’anima mia le ascoltava, quand’io rimasi solo con la signora, e con la sua mano nella mia, e co’ visi rivolti all’uscio della rimessa; e più presso di quello che fosse essenzialmente necessario.

XI

LA PORTA DELLA RIMESSA

CALAIS

— Certo, donna gentile — diss’io sollevandole alquanto la mano, — e questo è pure uno de’ tanti capricci della fortuna: ecco come ha congiunte due mani di persone ignote fra loro, diverse di sesso e forse di diversi canti del globo; e congiunte in un attimo, e in sí cordiale attitudine, che né pur l’amicizia, se ci avesse pensato da un mese, avrebbe forse saputo far tanto.

— E’ si vede dalla vostra riflessione, monsieur, che la fortuna v’imbroglia non poco co’ suoi capricci. —

Ove la congiuntura ti giovi, oh quanto importunamente vai stuzzicando il perché e il come è avvenuta!

— Voi ringraziate la fortuna — continuò la signora, — e cosí andava fatto: il cuore sapeva ogni cosa, e n’era contento; ma chi mai, fuorché un filosofo inglese, n’avrebbe mandate novelle al giudizio, perché annullasse la sentenza del cuore?

E, parlando, liberò la sua mano con un’occhiata, che mi fu chiosa bastante a quel testo.

E pur deplorabile la pittura ch’io paleserò qui del mio fievole cuore! Confesso dunque ch’ei fu straziato da tanta pena, che piú degne occasioni non avrebbero potuto infliggergli mai. Io era mortificato d’avere perduta quella mano; e il modo, ond’io l’aveva perduta, non recava né olio né vino su la ferita: né mai, da che vivo, ho si miseramente provato la confusione d’una sguaiata inferiorità.